Abbattimento barriere architettoniche, le linee guida UNI

Abbattimento barriere architettoniche, pubblicata la UNI con le indicazioni tecniche per una progettazione accessibile del costruito in ottica universal design

È stata pubblicata la prassi di riferimento UNI/PdR 24/2016 per l’abbattimento delle barriere architettoniche e la riprogettazione del costruito secondo criteri di progettazione universale (universal design).

Il documento propone i principi guida e le indicazioni tecniche sull’accessibilità per garantire:

  • soluzioni adattabili a persone con mobilità ridotta così come al resto della popolazione
  • scelte progettuali economicamente sostenibili

Viene proposta una nuova metodologia di progettazione basata sull’osservazione e sullo studio delle situazioni reali: non è più sufficiente applicare le singole normative, ma analizzare l’ambiente nella sua globalità.

La norma si articola secondo le seguenti fasi:

  • indagine preliminare per la raccolta delle necessità di abbattimento delle barriere architettoniche e analisi del contesto
  • metodologia per rilevazione delle criticità (sopralluogo, rilievo fotografico, rilievo planimetrico e altimetrico, identificazione delle possibili soluzioni)
  • analisi delle scelte progettuali, con la definizione di budget dei possibili interventi
  • identificazione delle soluzioni tecniche, applicabili alle casistiche di maggior ricorrenza (quali servizi igienici, dislivelli, ecc.)

Il documento è applicabile a tutti i contesti del costruito:

  • spazi urbani (per esempio percorsi o aree pedonali, piazze, aree verdi e viabilità)
  • edifici pubblici e scolastici
  • strutture per il tempo libero (per esempio strutture per lo sport, la cultura e lo spettacolo, strutture recettive, edifici di culto e di interesse culturale)

Tuttavia, si sofferma sui seguenti ambiti di progettazione:

  • superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale
  • superamento delle barriere architettoniche nei parchi e nelle aree verdi
  • superamento delle barriere architettoniche nei negli edifici scolastici
  • superamento delle barriere architettoniche nei percorsi urbani

La prassi ripropone, infine, alcune possibili soluzioni tecniche a cui si ricorre più frequentemente negli interventi di abbattimento delle barriere architettoniche, indicando i relativi strumenti legislativi.

Bonifica amianto edifici pubblici, in Gazzetta gli interventi finanziabili

Bonifica amianto edifici pubblici: istituito il fondo per la progettazione preliminare e definitiva degli interventi di bonifica

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 276 del 25 novembre 2016 è stato pubblicato il decreto 21 settembre 2016.

Viene istituito il fondo per la progettazione preliminare e definitiva degli interventi di bonifica di edifici pubblici contaminati da amianto, con la seguente dotazione finanziaria:

  • 5,536 milioni di euro per l’anno 2016
  • 6,018 milioni di euro per ciascuno degli anni 2017 e 2018

Possono fare domanda, per accedere al fondo, gli enti pubblici con riferimento ad interventi relativi ad edifici di proprietà pubblica e destinati allo svolgimento dell’attività dell’ente.

Bonifica amianto edifici pubblici: gli interventi finanziabili

Gli interventi oggetto del fondo sono relativi alla sola progettazione preliminare e definitiva per la rimozione e lo smaltimento dell’amianto e del cemento-amianto presente in coperture e manufatti di edifici pubblici ubicati nel territorio nazionale.

All’intervento presentato devono necessariamente essere allegati i seguenti documenti:

  • relazione tecnica, asseverata da professionista abilitato, in cui devono essere specificati:
    • destinazione d’uso dei beni o dei siti sede dell’intervento
    • localizzazione e destinazione d’uso dei manufatti contenenti amianto
    • tipologia, quantità e stato di conservazione dei materiali
  • modalità di intervento di bonifica proposto
  • stima dei lavori da eseguire con dettaglio dei costi di progettazione soggetti a finanziamento
  • cronoprogramma orientativo delle attività, incluse le fasi progettuali

La graduatoria, su base annuale, delle richieste ammesse al contributo è determinata sulla base dei seguenti criteri di priorità:

  • collocazione all’interno, nei pressi o comunque entro un raggio non superiore a 100 metri da asili, scuole, parchi gioco, strutture di accoglienza socio-assistenziali, ospedali, impianti sportivi
  • esistenza di segnalazioni da parte di enti di controllo sanitario e/o di tutela ambientale e/o di altri enti e amministrazioni in merito alla presenza di amianto
  • previsione di un progetto cantierabile in 12 mesi dall’erogazione del contributo
  • collocazione all’interno di un sito di interesse nazionale e/o inseriti nella mappatura dell’amianto ai sensi del dm n. 101/2003

Bonifica amianto edifici pubblici: modalità di erogazione del contributo

La liquidazione del finanziamento è accordato nelle seguenti modalità:

  • il 30% della somma ammessa a finanziamento al momento dell’ammissione
  • il 40% della somma ammessa a finanziamento al momento dell’approvazione del progetto definitivo
  • il 30% della somma ammessa a finanziamento al momento della rendicontazione finale delle spese sostenute per la progettazione preliminare e definitiva degli interventi

Non potranno essere oggetto di finanziamento i seguenti interventi:

  • progettazione di interventi di ripristino, realizzazione di manufatti sostitutivi e la loro messa in opera
  • spese di acquisto di beni, mezzi e materiali sostitutivi e loro messa in opera
  • progettazione di interventi realizzati prima della pubblicazione del bando o prima del ricevimento della comunicazione scritta di concessione del contributo richiesto

Sicurezza cantiere stradale: la segnaletica può essere intesa anche come recinzione di cantiere?

Sicurezza cantiere stradale, la segnaletica ha funzione anche di recinzione se impedisce l’accesso ai non addetti. I chiarimenti nell’Interpello del Ministero

Il cantiere stradale è uno degli ambienti di lavoro più rischiosi, per il quale si rende necessaria in ogni momento l’osservanza di quanto previsto dalla legge.

In generale, il cantiere stradale è sottoposto alle indicazioni previste da:

  • il Testo unico sulla sicurezza sul lavoro (dlgs 81/2008)
  • il Codice della strada  (dm 10 luglio 2002)

Proprio in riferimento all’applicazione dell’art. 109 del dlgs 81/2008, recinzione di cantiere, la Regione Toscana ha avanzato una richiesta di chiarimento:

se la segnaletica e delimitazione di cantiere prevista dal Codice della strada possa essere intesa anche come recinzione di cantiere ai sensi dell’art. 109 del Testo unico

La segnaletica e delimitazione di cantiere previste dal Codice della Strada, ha chiarito il Ministero (Interpello 12/2016), hanno funzioni espressamente previste e diverse dalla recinzione.

La recinzione (art. 109 del dlgs 81/2008) deve impedire l’accesso alle zone corrispondenti al cantiere di non addetti ai lavori.

Sul cantiere devono, inoltre, essere presenti segnali ricordanti il divieto di accesso e di segnali di pericolo; pertanto la recinzione, spesso, oltre ad avere la funzione di impedimento all’accesso di estranei ha anche la funzione di misura di sicurezza per i lavoratori che operano all’interno del cantiere.

Laddove la segnaletica ha caratteristiche tali da impedire l’accesso agli estranei alle lavorazioni, la stessa può considerarsi idonea anche come recinzione.

Sopraelevazione in condominio: occorre rispettare le leggi antisismiche!

Sopraelevazione in condominio: la Cassazione chiarisce che sia la struttura da realizzare che quella sottostante devono essere idonee a fronteggiare il rischio sismico

Il proprietario di un appartamento collocato all’ultimo piano di un fabbricato condominiale eseguiva una sopraelevazione. Veniva realizzato un nuovo appartamento con innalzamento dei muri maestri.

Il condominio si rivolgeva al Tribunale ordinario, chiedendo:

  • l’immediata sospensione dei lavori edilizi in atto
  • il riconoscimento di illegittimità dell’opera
  • la riduzione in pristino dei luoghi
  • il risarcimento dei danni prodotti al condominio

Il Tribunale rigettava la domanda del condominio perché infondata e comunque non provata.

Il condominio proponeva dunque Appello, la cui Corte ribadiva che la sopraelevazione denunciata non ledesse l’aspetto architettonico né la statica dell’edificio, neppure quanto ai pericoli sismici.

Il condominio si rivolgeva dunque in Cassazione, contestando alla Corte di Appello di aver confuso “la stabilità statica con quella diversa in presenza di forze sismiche“. Al riguardo, i giudici di Appello avevano ricordato come il Ctu escludesse che i maggiori carichi realizzati dalla sopraelevazione potessero comportare un pericolo di instabilità sismica per l’edificio condominiale. Il Ctu aveva infatti evidenziato che il fabbricato non era in linea con la normativa antisismica, indipendentemente dalla sopraelevazione.

Sopraelevazione in condominio: la sentenza di Cassazione

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 23256/2016 si esprime sul ricorso presentato dal condominio. Secondo il condominio doveva per forza ritenersi insussistente la possibilità di eseguire la sopraelevazione, in quanto l’ edificio in questione, costruito nel 1968, non è mai stato conforme alle prescrizioni tecniche dettate dalla legislazione antisismica.

La Cassazione accerta la violazione e la falsa applicazione di legge (art. 360 n. 3 cc).

Inoltre l’art. 1127 c.c. sottopone il diritto di sopraelevazione del proprietario dell’ultimo piano alle seguenti prescrizioni:

  • rispetto delle condizioni statiche dell’edificio
  • rispetto dell’aspetto architettonico dell’edificio stesso
  • non diminuzione di aria e luce per i piani sottostanti

Il limite segnato dalle condizioni statiche si intende come espressivo di un divieto assoluto. Può essere ovviato soltanto se, con il consenso unanime dei condomini, il proprietario sia autorizzato all’esecuzione delle opere di rafforzamento e di consolidamento necessarie a rendere idoneo il fabbricato a sopportare il peso della nuova costruzione.

Ne consegue che le condizioni statiche dell’edificio rappresentano un limite all’esistenza stessa del diritto di sopraelevazione, e non già l’oggetto di verificazione e di consolidamento per il futuro esercizio dello stesso, limite che si sostanzia nel potenziale pericolo per la stabilità del fabbricato derivante dalla sopraelevazione.

La presentazione di un intervento antisismico dell’opera eseguita e dell’intero edificio, conseguente ad una verifica della struttura complessiva e delle fondazioni del fabbricato, permetterebbe di ottemperare alla presunzione di pericolosità derivante dall’inosservanza delle prescrizioni tecniche dettate dalla normativa speciale.

Non essendo stato presentato alcun intervento antisismico e di conseguenza una verifica dell’intera struttura, la Cassazione ritiene ci siano le condizioni per un potenziale pericolo per la stabilità del fabbricato e, pertanto, accoglie il ricorso presentato dal condominio.

Chiusura balcone e realizzazione di una veranda: senza il permesso di costruire va demolita!

Chiusura balcone: il Tar Lecce stabilisce che la veranda realizzata in assenza di permesso di costruire va demolita

Il proprietario di un immobile eseguiva la chiusura di un proprio balconcino, realizzando di conseguenza una piccola veranda con una struttura in alluminio e vetri.

Il Comune ingiungeva la demolizione dell’opera, in quanto realizzata in assenza del permesso di costruire. A seguito dell’ingiunzione il proprietario proponeva ricorso al Tar.

Chiusura balcone e realizzazione di una veranda, la sentenza del Tar Lecce

Il Tar Lecce con sentenza n. 1601/2016 si esprime sul ricorso presentato dal proprietario della veranda.

Il ricorso viene improntato sulla natura dell’intervento realizzato. Secondo il ricorrente l’intervento in essere è:

  • di modesta entità, operato mediante l’installazione di pareti mobili estraibili in alluminio e vetro su un terrazzino
  • un’opera di restauro e risanamento conservativo (art. 3 comma 1 lett. c dpr n. 380/2001), non configurabile quale “nuova costruzione”e quindi realizzabile senza permesso di costruire. Secondo l’art. 3 comma 1, lett. e.6 dpr 380/2001, non va considerata nuova costruzione l’ opera pertinenziale con volumetria inferiore al 20% del volume dell’edificio principale
  • un’installazione di pareti o divisori mobili, che non comportino alcuna modificazione alle pareti ed ai solai preesistenti relativi all’unità immobiliare. Tali lavori, secondo il regolamento comunale, non sono soggetti al rilascio della concessione o dell’autorizzazione del Sindaco

Il Tar Lecce rigetta il ricorso presentato con le seguenti motivazioni:

  • la realizzazione di una veranda, anche se di modesta entità, essendo chiusa sui lati, costituisce una trasformazione urbanistico-edilizia e determina un aumento della superficie utile e nuova volumetria. Si tratta dunque di una modifica del precedente organismo edilizio. Pertanto, l’intervento va inteso come ristrutturazione edilizia (art. 3 lettera d dpr 380/2001) ed è necessario il permesso di costruire
  • occorre distinguere il concetto di pertinenza previsto dal diritto civile da quello inteso in senso urbanistico. Nel caso in esame, il concetto di pertinenza non può essere applicato, in quanto la veranda assume una funzione autonoma rispetto all’immobile. Dunque, gli interventi che, pur essendo accessori a quello principale, incidono sull’assetto edilizio preesistente e determinano un aumento del carico urbanistico, devono ritenersi sottoposti a permesso di costruire
  • la disposizione comunale è relativa all’installazione di pareti o divisori mobili ed è riconducibile ad opere interne e non alla chiusura di balconi esterni e quindi non può essere richiamata in questo contesto

Pertanto i giudici di primo grado respingono il ricorso presentato, confermando l’ingiunzione di demolizione della veranda.

Demolizione opere abusive, in arrivo i finanziamenti per i Comuni

Demolizione opere abusive, in Gazzetta il decreto che fissa i criteri di priorità per l’elaborazione degli elenchi e le modalità di presentazione delle domande

È stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto 22 luglio 2016, contenente i modelli e le linee guida per la presentazione della domanda di accesso ai finanziamenti per gli interventi di demolizione delle opere realizzate in aree soggette a rischio idrogeologico in assenza o in totale difformità dal permesso di costruire.

Lo scopo del provvedimento è fornire chiare indicazioni alle Amministrazioni in merito all’elaborazione dell’elenco degli interventi di rimozione o di demolizione ammessi a finanziamento, per la successiva adozione da parte delle Conferenza Stato-città ed autonomie locali.

Il decreto contiene anche i seguenti modelli e linee guida:

  • la tabella – Criteri di classificazione su base regionale per demolizioni e rimozioni
  • lo schema – Modello scheda proposta interventi di demolizione o di rimozione

Bando demolizione opere abusive, soggetti beneficiari

Possono presentare la domanda di accesso al finanziamento i Comuni nel cui territorio ricadono le seguenti opere:

  • realizzate in assenza o in totale difformità dal permesso di costruire
  • edificate in aree soggette a rischio idrogeologico elevato o molto elevato

Bando demolizione opere abusive, criteri di priorità

Il provvedimento fissa i seguenti criteri di priorità per l’elaborazione degli elenchi delle istanze, formati su base regionale:

  • livello di rischio dell’area interessata
  • riduzione del numero di persone a rischio diretto
  • costo dell’intervento
  • presenza delle struttura in area demaniale, entro zone di divieto assoluto o di rispetto fluviale
  • completamento di un intervento già in parte finanziato

Bando demolizione opere abusive, interventi finanziabili

Il finanziamento copre i costi riguardanti:

  • gli interventi di rimozione, per i quali sia presente un provvedimento definitivo di demolizione non eseguito nei tempi stabiliti
  • le spese tecniche, comprese le voci riguardanti:
    • il conferimento in discarica dei rifiuti misti e non inquinanti
    • la raccolta, l’imballo, il trasporto e lo smaltimento di rifiuti speciali pericolosi
    • il ripristino naturalistico dell’area interessata
  • le spese amministrative

Bando demolizione opere abusive, modalità di presentazione e contenuto della domanda

Le domande di concessione del finanziamento degli interventi devono essere caricate dai Comuni in un apposito sistema online, predisposto e gestito dal Ministero dell’Ambiente.

Per ogni intervento di cui si chiede il finanziamento deve essere compilata la scheda proposta di intervento, in allegato al decreto. Al termine dell’inserimento, il Comune stesso dovrà validare la scheda.

Ogni domanda deve essere corredata da:

  • relazione contenente il progetto delle attività di rimozione o di demolizione
  • elenco dettagliato dei relativi costi
  • elenco delle opere e degli immobili ubicati nel proprio territorio per i quali sono stati adottati provvedimenti definitivi di rimozione o di demolizione non eseguiti
  • documentazione attestante l’inottemperanza a tali provvedimenti
  • impegno a concludere le attività entro 120 gg. dalla data di erogazione del finanziamento

Il riparto delle somme disponibili, che verranno attribuite con successivo decreto ministeriale, si effettuerà in base a:

  • popolazione residente
  • superficie
  • indicatori del rischio idrogeologico

Bonus amianto, tutto quello che occorre sapere per accedere agli incentivi

Bonus amianto, al via le domande per ottenere il credito di imposta del 50%. Ecco gli interventi ammissibili, le modalità e i termini per ottenere i benefici

Alle imprese che nel 2016 effettuano interventi di bonifica dall’amianto presente in coperture e manufatti di beni e strutture produttive è riconosciuto un credito di imposta pari al 50% delle spese sostenute; tale misura è introdotta dal Collegato Ambiente (legge 221/2015).

Sulla Gazzetta ufficiale 243 del 17 ottobre 2016 è stato pubblicato il dm 15 giugno 2016 che definisce le disposizioni applicative per l’ottenimento del credito d’imposta per interventi di bonifica dall’amianto nel 2016.

Le risorse stanziate ammontano complessivamente a 17 milioni di euro per gli anni 2017, 2018 e 2019 e sono distribuite attraverso il meccanismo del “click day”.

A partire dal 16 novembre 2016 (30° giorno successivo alla pubblicazione del decreto in Gazzetta), è possibile inoltrare la domanda di accesso al beneficio.

Le richieste, qualora regolari, saranno ammesse in base all’ordine di arrivo, fino all’esaurimento delle risorse stanziate.

Bonus amianto, il decreto 15 giugno 2016

Ecco quanto indicato nel decreto:

  • tipologie di interventi ammissibili al credito d’imposta
  • modalità e termini per la concessione del credito d’imposta
  • disposizioni idonee ad assicurare il rispetto del limite massimo di spesa
  • determinazione dei casi di revoca e di decadenza del beneficio
  • procedure di recupero nei casi di utilizzo illegittimo del credito d’imposta

Bonus amianto, ambito di applicazione

Possono beneficiare del credito d’imposta i soggetti titolari di reddito d’impresa, indipendentemente dalla natura giuridica assunta, dalle dimensioni aziendali e dal regime contabile adottato.

Gli interventi di bonifica dall’amianto, su beni e strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato, devono essere effettuati nell’arco del 2016.

Sono ammissibili al credito d’imposta gli interventi di rimozione e smaltimento dell’amianto presente in coperture e manufatti di beni e strutture produttive, nel rispetto della normativa ambientale e di sicurezza nei luoghi di lavoro.

Sono ammesse anche le spese di

  • consulenze professionali
  • perizie tecniche

nei limiti del 10% delle spese complessive sostenute e comunque non oltre l’ammontare di 10.000 euro per ciascun progetto.

Bonus amianto, interventi ammissibili

Sono ammesse al beneficio le spese per la rimozione e lo smaltimento di:

  1. lastre di amianto piane o ondulate, coperture in eternit
  2. tubi, canalizzazioni e contenitori per il trasporto e lo stoccaggio di fluidi, ad uso civile e industriale in amianto;
  3. sistemi di coibentazione industriale in amianto.

Bonus amianto, agevolazioni

Il credito d’imposta è riconosciuto nella misura del 50 % delle spese sostenute.

L’agevolazione consiste in un credito d’imposta; la spesa complessiva sostenuta in relazione a ciascun progetto di bonifica, unitariamente considerato, deve essere almeno pari a 20.000 euro.

L’ammontare totale dei costi eleggibili è limitato a di 400.000 euro per ciascuna impresa.

Bonus amianto, modalità e contenuti della domanda

Le imprese interessate potranno presentare domanda per il riconoscimento del credito a partire dal 16 novembre 2016 fino al 31 marzo 2017.

Dal 27 ottobre la registrazione, mediante la piattaforma web messa a disposizione dal Ministero dell’Ambiente.

Entro 90 giorni dall’invio delle domande, il Ministero comunicherà il riconoscimento o il diniego della domanda.

Bonus amianto, come compilare la domanda

Ecco gli elementi da indicare nella domanda:

  • il costo complessivo degli interventi
  • l’ammontare delle singole spese
  • l’ammontare del credito d’imposta richiesto
  • la mancata fruizione di altre agevolazioni per le medesime voci di spesa

Vanno allegati:

  • il piano di lavoro amianto
  • la comunicazione di ultimazione dei lavori inviata alla Asl competente
  • l’attestazione delle spese sostenute

Bonus amianto, Come usufruire del credito di imposta

In caso di riconoscimento, il credito di imposta:

  • verrà ripartito e utilizzato in 3 quote annuali di pari importo
  • dovrà essere indicato nella dichiarazione dei redditi
  • non concorrerà alla formazione del reddito imponibile

Gazebo senza titolo abilitativo, è prevista la demolizione se trasforma il territorio

Gazebo senza titolo abilitativo, il Tar del Lazio ordina la demolizione della struttura che rappresenta una trasformazione edilizia del territorio

Un Comune rilasciava in favore di un gestore di un’attività commerciale una concessione demaniale permanente per il posizionamento di una pedana con sovrastante tenda autoportante.

A seguito di un accertamento eseguito dalla polizia municipale, il Comune ingiungeva la demolizione del predetto manufatto. La struttura era risultata difforme dall’opera autorizzata. In realtà era stato realizzato un gazebo con tamponature e copertura realizzata con materiale rigido, ossia una sorta di casetta chiusa.

Il gestore ricorreva al Tar del Lazio contro il provvedimento di ingiunzione alla demolizione, adducendo che la struttura fosse riconducibile alla cosiddetta attività di edilizia libera di cui all’art. 6 del dpr 380/2001 o semmai assentibile mediante la presentazione di denuncia d’inizio attività.

Gazebo senza titolo abilitativo, la decisione del Tar del Lazio

Il Tar del Lazio con la sentenza n. 9881/2016 si pronuncia sul ricorso presentato dal gestore dell’attività commerciale.

Secondo il giudice di primo grado la struttura in realtà è composta, oltre che dalle opere autorizzate, dalle seguenti opere abusive:

  • tamponatura mediante apposizione di teli plastici a scorrimento meccanico sostenuti all’interno da telai in metallo
  • copertura in materiale plastico rigido sostenuta da struttura in metallo
  • perimetrazione in alluminio e pannello grigliato in alluminio con posa in opera di lastre in materiale rigido trasparente

Il Tar respinge, dunque, il ricorso e conferma l’ordinanza di demolizione. Il giudice sottolinea in particolare l’assenza del requisito della temporaneità della struttura. Pertanto il manufatto necessita di idoneo titolo abilitativo come previsto dagli artt. 3 e 10 del dpr 380/2001.

Cosa prevede il testo unico per l’edilizia

In merito alla assoggettabilità al titolo edilizio del permesso di costruire si fa riferimento ai seguenti articoli normativi.

Secondo l’art.10 del dpr 380/2001, costituiscono interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio e sono subordinati a permesso di costruire:

  • gli interventi di nuova costruzione
  • mutamenti, connessi o non connessi a trasformazioni fisiche, dell’uso di immobili o di loro parti sono subordinati a permesso di costruire o a segnalazione certificata di inizio attività (stabilito dalle regioni)
  • ulteriori interventi che, in relazione all’incidenza sul territorio e sul carico urbanistico, sono sottoposti al preventivo rilascio del permesso di costruire (stabilito dalle regioni)

Ai sensi dell’art.3 sempre del testo unico per l’edilizia, sono da considerarsi interventi di nuova costruzione soggetti a permesso di costruire:

  • manufatti leggeri, anche prefabbricati
  • strutture di qualsiasi genere (roulottes, campers, case mobili, imbarcazioni) che siano utilizzati come:
    • abitazioni
    • ambienti di lavoro
    • depositi, magazzini e simili

e che non siano diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee salvo che siano installati, con temporaneo ancoraggio al suolo, all’interno di strutture ricettive all’aperto, in conformità alla normativa regionale di settore, per la sosta ed il soggiorno di turisti.

Infortunio mortale sul lavoro: la responsabilità non è del committente se c’è il coordinatore

Infortunio mortale sul lavoro: la Cassazione esclude la responsabilità del committente in caso di conferimento dell’incarico ad un’impresa appaltarice e di nomina del coordinatore della sicurezza

Nessuna condanna per il committente se conferisce l’incarico per la realizzazione dei lavori ad un’altra impresa, assicurando la sua totaleestraneità al compimento dell’opera e se nomina un tecnico come coordinatore per la sicurezza.

Questo quanto ribadito dalla quarta sezione penale della Cassazione nella sentenza n. 40033/2016, in merito ad un caso di decesso di un lavoratore dipendente di un’impresa subappaltatrice.

Infortunio mortale sul lavoro, il fatto

Il caso in esame riguarda la morte di un lavoratore, deceduto a causa di un infortunio mortale per gravi violazioni delle misure di sicurezza sul cantiere.

In particolare, la società committente dei lavori per la costruzione di una palazzina di civile abitazione subappaltava i lavori ad altra impresa. Quest’ultima, a sua volta, subappaltava ad altre 2 imprese:

  1. i lavori per la realizzazione opere di muratura
  2. i lavori per la realizzazione intonaco e verniciatura

Un lavoratore dipendente dell’impresa subappaltatrice di intonacatura, durante la sua attività, precipitava nel vano ascensore causandone il decesso.

Infortunio mortale sul lavoro, la decisione del Tribunale di Milano

Il Tribunale di Milano, accertata l’assenza di qualsiasi misura di protezione contro il rischio di caduta dall’alto, condannava i seguenti soggetti per la morte del lavoratore:

  • il committente, quale amministratore unico della società committente dei lavori
  • il direttore tecnico dei lavori, ossia l’amministratore della società appaltatrice dei lavori
  • il direttore di fatto dei lavori per la società cui erano state subappaltate le opere

In particolare, riteneva il committente responsabile del suddetto reato in quanto (in violazione degli artt. 90 comma 2 del dlgs 81/2008 e 2087 del cc) ometteva di valutare adeguatamente la idoneità e completezza del PSC, con riguardo all’assenza nel predetto PSC di misure di prevenzione del rischio di caduta nel vuoto.

Responsabile anche il direttore tecnico dei lavori perché, in violazione degli artt. 97 comma 1, 2 e 3, 26, 146 comma 3 del dlgs 81/2008 e 2087 del cc, ometteva di:

  • vigilare sulla sicurezza dei lavori affidati in subappalto alla società di intonacatura
  • verificare l’idoneità tecnica di tale società e l’adeguatezza del suo POS che non prevedeva adeguate misure di protezione contro il rischio di caduta nel vuoto
  •  coordinare gli interventi di cui agli artt. 95-96 dlgs 81/2008 e di promuovere il coordinamento e la cooperazione delle imprese esecutrici ai fini della sicurezza
  • provvedere affinché, durante l’intonacatura delle predette aree, le aperture sul vano ascensore fossero adeguatamente protette, ossia sbarrate

Infine, riteneva responsabile il direttore di fatto del cantiere in quanto, in violazione degli artt. 146 co. 3 dlgs 81/2008, 2087 cc:

  • ometteva di provvedere affinché, durante l’intonacatura delle aree di sbarco, le aperture sul vano ascensore fossero adeguatamente protette contro il rischio di caduta nel vuoto
  • disponeva, invece, che i lavoratori procedessero alla intonacatura previa rimozione delle tavole poste a protezione del suddetto vano

Pertanto, il Tribunale di Milano condannava i 3 soggetti. Condannava anche le rispettive società per non aver adottato misure di protezione.

Infortunio mortale sul lavoro, Corte di appello di Milano

I condannati proponevano appello dinanzi la Corte di appello di Milano che, in parziale riforma dell’impugnata sentenza assolveva solo la società della committenza e quella appaltatrice.

Confermava nel resto l’impugnata sentenza; gli altri ricorrenti avanzavano, quindi, ricorso per cassazione.

Infortunio mortale sul lavoro, Corte di Cassazione, sentenza 40033/2016

La Corte di Cassazione annulla la sentenza nei confronti del committente per non aver commesso il fatto. Rigetta, invece, gli altri ricorsi.

In base a quanto osservato dalla Cassazione, la società committente si era limitata a conferire l’incarico per la costruzione senza prendere parte ad essa. Inoltre, aveva nominato il coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione e il coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione, destinatario degli obblighi previsti.

Per quanto riguarda, invece, l’appaltatore dei lavori, egli è destinatario di specifici obblighi di vigilanza sulla sicurezza dei lavori effettuati dalla imprese subappaltatrici.

Tra gli obblighi, la valutazione circa l’adeguatezza del POS adottato dalle stesse.

Nel caso specifico, nel piano di sicurezza dell’impresa subappaltatrice, alle cui dipendenze era il lavoratore deceduto, non vi era alcuna misura di prevenzione dai rischi circa le lavorazioni in prossimità delle aperture vicino gli ascensori. Solo generiche previsioni relative al rischio di caduta dall’alto.

Cavi elettrici, a breve in commercio solo quelli con marchio CE

Cavi elettrici, dal 1° luglio 2017 saranno commercializzabili solo quelli con marchio CE. Obblighi, classi di reazione al fuoco, prestazioni minime e tempistiche nell’opuscolo Aice

Il Regolamento Prodotti da Costruzione riguarda tutti i prodotti destinati ad essere installati in maniera permanente in edifici e opere di ingegneria:

  • abitazioni
  • edifici industriali e commerciali
  • uffici
  • ospedali
  • scuole
  • metropolitane
  • ecc.

La Commissione Europea ha riconosciuto l’importanza del comportamento al fuoco dei cavi elettrici. Ha inserito tra le caratteristiche considerate rilevanti ai fini della sicurezza delle costruzioni anche

  • reazione al fuoco
  • resistenza al fuoco
  • rilascio di sostanze nocive

dei cavi elettrici.

Pertanto, tutti i cavi installati permanentemente nelle costruzioni (trasporto di energia o di trasmissione dati), di qualsiasi livello di tensione e con conduttori, metallici o fibra ottica, dovranno essere classificati in base alle classi del relativo ambiente di installazione.

Essendo i cavi elettrici e ottici installati in maniera fissa considerati prodotti da costruzione, devono seguire il Regolamento prodotti da costruzione, CPR, (UE 305/2011).

Il Regolamento è in vigore per tutti gli Stati dell’Unione Europea dal primo luglio 2013 per tutte le famiglie di prodotti tranne che per i cavi. Dal 10 giugno 2016 (data di pubblicazione della Norma EN 50575) il Regolamento è applicabile anche ai cavi elettrici.

Fino al 1° luglio 2017 sussisterà un periodo di coesistenza, durante il quale produttori e importatori potranno immettere sul mercato cavi che rispettino o meno il Regolamento.

Dopo il 1° luglio 2017 il marchio CE e la dichiarazione di performance saranno obbligatorie per tutti i cavi per costruzioni immessi sul mercato, anche nel caso non esistano ancora prescrizioni in merito al loro utilizzo da parte delle autorità italiane.

Cavi elettrici, il Regolamento prodotti da costruzione

Il Regolamento si applica a tutti i cavi elettrici per installazioni permanenti negli edifici e nelle altre opere di ingegneria civile (abitazioni, edifici industriali, commerciali, ospedali, scuole, ecc.).

In pratica, concerne tutti i cavi che sono installati in maniera fissa nelle opere di costruzione, in relazione:

  • alla loro reazione al fuoco
  • all’emissione di sostanze pericolose
  • al mantenimento del funzionamento (in futuro)

Per i cavi, vista la loro pericolosità in caso di incendio, la Commissione Europea ha previsto 7 classi di prestazione di reazione al fuoco, a cui sono state aggiunte alcune prestazioni addizionali di sicurezza relative a:

  • emissione di fumo
  • gocce incandescenti
  • acidi

Cavi elettrici, opuscolo Aice

L’Aice (Associazione italiana industrie cavi e conduttori elettrici) ha pubblicato un’utile opuscolo con tutte le informazioni.

È rivolto a tutti coloro che quotidianamente trattano cavi elettrici per energia e trasmissione dati che ricadono nell’ambito del Regolamento; ha lo scopo di supportare progettisti ed utilizzatori nella scelta del cavo adatto per ogni tipo di installazione.

Ecco quanto contenuto nella pubblicazione:

  • gli obblighi di legge da rispettare
  • le classi di reazione al fuoco
  • i sistemi di valutazione e verifica della costanza delle prestazioni (AVCP)
  • le prestazioni minime da garantire
  • i tipi di ambienti e le tempistiche di applicazione del Regolamento Prodotti da Costruzione